Gamba la nyoka.

E. Kezilahabi, 1979


Gamba la nyoka [La pelle del serpente], pubblicato nel 1979, è completamente ambientato nell'isola Ukerewe, contrariamente ai precedenti in cui solo la prima parte descrive la vita nel villaggio.


Si segue, in particolare, il destino di due villaggi: Kisole e Bucho, nel quadro della politica tanzana di raggruppamento della popolazione in unità economiche agricole comunitarie con il conseguente abbandono della tradizionale struttura abitativa sparsa.


Bucho è già un nuovo insediamento, all'inizio della storia, Kisole, invece, è ancora un villaggio tradizionale ed è in corso il suo piano di ricostruzione. Gli abitanti di Kisole, però, non accettano di trasferirsi volontariamente nella nuova area, soprattutto perché non tollerano che una generazione più giovane - quella al potere - solo perché ha studiato voglia imporre delle scelte senza alcun rispetto della tradizione e degli anziani. Inoltre lo spirito di conservazione e la paura delle novità - nel personaggio Chilongo - è altro motivo di resistenza. Ci si oppone anche perché si possiede una casa appena costruita, che però risulta esclusa dall'area del nuovo villaggio - è il caso di Mama Tinda -, oppure, ancora, per ostacolare la politica socialista del Governo - nel caso del sacerdote americano Emptyhead (o Madevu). Gli abitanti di Kisole,

nonostante la loro resistenza perfino cruenta, ma inadeguata, sono comunque costretti a trasferirsi con la forza e con l'astuzia.


I nuovi villaggi possono scegliere il tipo di organizzazione politico-economico da darsi fra quella tradizionale basata essenzialmente sulla proprietà privata dei beni produttivi e quella cooperativistica con la proprietà collettiva.


Kezilahabi, in questo romanzo, descrive l'intero processo di sviluppo da villaggio tradizionale a villaggio socialista (kijiji cha Ujamaa) che inizia con una prima ristrutturazione del villaggio tradizionale con relativo trasloco dei suoi abitanti. Kisole è l'esempio del passaggio da tradizionale a "moderno"; Bucho, invece è l'esempio da "moderno" a socialista.

Nel primo periodo i contadini criticano il Governo perché trovano che i campi e i pozzi sono troppo lontani dalle nuove abitazioni le quali sono costruite su terreno fertile che, quindi non potrà più essere coltivato, inoltre, le case sono troppo vicine per persone abituate a vivere a centinaia di metri di distanza, ed, infine, gli aiuti promessi dal Governo non arrivano. Dopo la scelta ujamaa i risultati ancora non sono incoraggianti: i profitti diminuiscono invece di aumentare come era stato propagandato; non c'è una reale uguaglianza: la distribuzione della terra, del bestiame, dei profitti e dell'istruzione non è equa; le promesse del Governo (ad es. l'ospedale e l'acqua) non sono mantenute e la corruzione è diffusa a tutti i livelli: dai geometri incaricati di fissare le aree dei nuovi villaggi agli amministratori dei villaggi, del distretto, ai parlamentari. Ma col passare del tempo i burocrati vengono sostituiti e le cose cominciano ad andare meglio. I villaggi che hanno effettuato la scelta socialista si danno una struttura tale che permette loro di avere una vita economica autonoma. Intanto arrivano i primi aiuti dal Governo: l'acqua, il concime (che però ancora incontra la diffidenza dei contadini) e un trattore. Lo scrittore, nel finale, lascia supporre che anche gli altri villaggi, come Kisole nel romanzo, finiscono per scegliere di trasformarsi in villaggio socialista.


In questo quadro Kezilahabi inserisce pochi personaggi rispetto ai precedenti romanzi e sono tutti tipizzati. I principali sono Mamboleo e Mambosasa, due giovani insegnanti allontanati dal lavoro e puniti a vivere fra la gente del villaggio, da cui sono impazienti di evadere. Di questi personaggi scrive ben poco, sono appena abbozzati, piatti, cioè costruiti attorno all'idea che il romanziere vuole divulgare. E' l'utilizzazione di questi due personaggi che più suggerisce la tecnica e lo spirito degli ngonjera [Forma poetica con cui, utilizzando domande e risposte di due immaginari interlocutori, l'autore cerca d'influenzare esplicitamente il lettore o l'ascoltatore (spesso, infatti, lo 'ngonjera' è scritto per essere declamato). Lo 'ngonjera' è molto usato per dare insegnamenti morali o per indottrinare, ad es. per diffondere l'ideologia 'ujamaa'. Per una panoramica delle varie definizioni di questa forma poetica vd. C.S.Mwakasaka, "Ngonjera", in Umma (Dar es Salaam), 6, 2, 1976, 135-139], che Kezilahabi sfrutta in tutti i suoi romanzi. Le critiche alla realizzazione del programma ujamaa sono espresse tramite Mamboleo, che, come suggerisce il suo nome, rappresenta una posizione moderata e che è sostenitore di metodi persuasivi basati sul dialogo con il popolo e contrario alla coercizione, ai trasferimenti forzati. Mambosasa, anche in questo il personaggio è significativo, più impaziente e meno preparato politicamente, è quello che più rappresenta la classe dirigente corrotta e ambiziosa. Eletto Presidente del villaggio, grazie all'aiuto di suo padre, lo stimato Farjalla, sperpera il denaro pubblico e poco si preoccupa di una giusta amministrazione del villaggio socialista Bucho. Tenta invano di diventare un importante uomo politico ed, infine, riesce a lasciare il villaggio per andare ad insegnare in un capoluogo di provincia.