Mayai - Waziri wa Maradhi.

E. Kezilahabi, 1978

Il racconto Mayai - Waziri wa Maradhi [Mayai – Ministro della Malattia], apparso nel 1978 sul settimanale Mzalendo, e dove tutti i personaggi hanno un nome allegorico, delinea un profilo amaro dei dieci anni trascorsi dalla Dichiarazione di Arusha. Kezilahabi descrive una giornata - quella dei festeggiamenti del decennio 1967/1977 - del Ministro della Malattia Mayai (il cui nome significa "uova", ma anche, nel gergo sportivo, "O-O"), cominciando con la presentazione del Ministro come una persona che aveva fatto carriera grazie all'appoggio di loschi individui, che evidentemente avevano in seguito usufruito del loro ministro.

Durante questa giornata il Ministro della Malattia è perseguitato dal fantasma del figlio morto nel 1973, che, guarda caso si chiama Ukombozi (cioè "redenzione, salvezza, liberazione"). La presenza di Ukombozi è così reale ed ossessionante che Mayai comincia a credere che suo figlio non sia morto realmente ma sia stato vittima di una stregoneria. Dapprima, allora, Mayai pensa di non dover aver paura di Ukombozi, perché in fondo è figlio suo, e quindi desidera far tornare la "liberazione". Cerca allora nella stregoneria o nella scienza qualcosa che lo possa aiutare nel suo intento, ma inutilmente. Poi, Ukombozi, ancora fantasma, accompagnato da altri nove bambini (che evidentemente rappresentano il popolo tanzano di questi dieci anni) affamati, malvestiti ed inutilmente oppressi da vari libri politici ("Dichiarazione di Arusha", "Costituzione del Partito", ecc.), si ripresenta a Mayai e assieme cancellano (con l'evidente intenzione di condannare) da un manifesto appeso ad una parete, tutti i nomi dei parlamentari e tutti - meno uno (Nyerere, ovviamente) - quelli dei membri del Governo. Questi bambini, poi, si sfamano con le vivande (thè, marmellata, pane, banane: una chiara colazione all'inglese!) conservate nel frigorifero di Mayai che cacciano dalla sua camera da letto di cui prendono possesso. A questo punto Mayai comprende che (l') Ukombozi può essere pericoloso per la sua sudata posizione di privilegio e quindi preferisce (parafrasando un passo del racconto) che "i tamburi continuino ad essere suonati da un cieco" e chiama la polizia per togliere di mezzo questi dieci bambini.