Rosa Mistika

E. Kezilahabi, 1971


Euphrase Kezilahabi esordì nel 1971 con il romanzo Rosa Mistika, il quale fu accolto con un misto di entusiasmo, perplessità e scalpore. Il Ministro dell'Istruzione ha avversato il romanzo, vietandone l'uso nelle scuole secondarie, perché il direttore del Morogoro College of National Education vi è descritto come un individuo depravato, mentre il Clero si è offeso per il confronto della dissoluta Rosa con la Vergine Maria.

Il romanzo descrive una ragazza che si libera dalla brutalità del padre (un alcoolizzato) e che cresce fino alla maturità in un'atmosfera scolastica di "libertà" sessuale. Il suo sforzo di vivere la sua vita - dapprima con un anziano amante (Deogratias), poi con un suo antico amico d'infanzia (Charles) quando già è insegnante ed ha deciso di rompere con il dissoluto passato - non ha successo. Aveva cercato di essere sposata decentemente, ma Charles non comprende la sua trasformazione spirituale e dopo aver scoperto che non è più una vergine l'abbandona causandone il suicidio.

Così lo scrittore in questo suo primo romanzo affronta il problema della amoralità delle studentesse, e mentre evidenzia il ruolo essenziale dei genitori, insegnanti e adulti nel processo di formazione del carattere, egli li biasima per la loro guida inadeguata. Allo stesso tempo dimostra che la libertà sessuale non ha niente a che fare con l'atteggiamento complessivo dell'individuo verso la vita e non dovrebbe essere considerato nella valutazione delle capacità professionali dell'individuo. Nel caso di Rosa si dovrebbe essere certi che le sue sfortunate esperienze come giovane donna le impediranno di ripetere l'errore dei suoi insegnanti. Questo tuttavia non significa che Kezilahabi approvi la condotta di Rosa. Il simbolo del bene è sua madre (Regina), che è paziente e tollerante, sulla cui tomba crescerà un arancio con buoni frutti, mentre quelli delle tombe di Rosa e di suo padre (Zakaria) ne porteranno di immangiabili.


Lo scrittore denuncia, inoltre, l'incapacità della Chiesa e della Scuola con la loro disciplina di eliminare il problema dei figli "illegittimi" - che per la madre di Rosa non sono uno scandolo, ma una fonte di gioia, mentre il sacerdote li considera frutti di un peccato di una donna perduta: la Chiesa per la sua mancanza di soluzioni reali e la Scuola per i suoi metodi inefficaci. Infine, Kezilahabi affronta il problema della redenzione cristiana per tutti i peccati sessuali delle giovani. presenta l'autoassoluzione come un puro affare individuale e che non dovrebbe avere alcuna influenza sull'establishment sociale, giudicato dai fatti. Ma la contraddizione fra l'opinione di Rosa e la morale comune causa il suicidio del personaggio. La forza del romanzo è basata sulla sua enfasi dell'ambiente - il villaggio, la scuola e l'ambiente urbano - che influenza fondamentalmente i comportamenti individuali.