Wasubiri kifo.

E. Kezilahabi, 1974

Wasubiri kifo [In attesa della morte, lett. "Coloro che attendono la morte"] appare nel libro curato da J.M.Mbonde, Uandishi wa Tanzania. Insha del 1976, ma, poiché la prefazione al libro è del 1974, è stato scritto sicuramente entro e non oltre quest'ultimo anno, cioè quasi contemporaneamente al romanzo Kichwamaji.

In questo racconto c'è la descrizione sommaria della vita degli abitanti di un villaggio immaginario, Mkalala, e la descrizione della morte del capo del villaggio, Lugola.

Kezilahabi descrive con la stessa amarezza che si trova in Kichwamaji, la povertà e, soprattutto, l'abbandono in cui vivono gli abitanti di Mkalala. Questo villaggio è ignorato da tutti i responsabili politici del Paese e i suoi abitanti non sanno niente della politica tanzana: non distinguono la bandiera nazionale da quella del partito e le considerano alla stessa stregua delle bandiere dei loro gruppi folcloristici, ritengono che il Parlamento serva solo per stabilire il prezzo del riso. Queste persone nell'attesa della morte trascorrono la loro miserabile vita a coltivare riso e a consolarsi con l'alcool; quelli che riescono a riscattarsi ed arricchirsi fuggono dal villaggio e se ne dimenticano del tutto.


Il racconto è pieno di riflessioni dello scrittore stesso.


C'è la denuncia di quelle classi dominanti anche nel nuovo sistema sociale, che sono composte sempre dalle stesse persone ma che ora "si sono dipinte con i carboni ed hanno indossato vestiti neri" per continuare a succhiare, come grosse cimici, la povera gente, come gli abitanti di Mkalala, che sono invece i precedessori dell'attuale sistema sociale.


Lo scrittore deplora coloro che riescono ad uscire dalla loro miseria, ma si dimenticano delle loro origini e si riempiono la bocca "con molte parole e teorie senza capo né coda".


Sebbene il racconto sia permeato dalla rassegnazione dei poveri abitanti di Mkalala, l'autore incoraggia ad unirsi per far sentire meglio la propria voce e a scrollarsi da dosso il peso della miseria: "se non ci riuscite tentate ancora e poi di nuovo. Ma non disperate e non suicidatevi."